Immagine: U.S Salernitana 1919
La presentazione della casacca della Salernitana stagione 2026/2027 che segna il ritorno di Givova accanto al club dell’Ippocampo dopo 7 anni ha scatenato una ridda di polemiche in seno alla tifoseria granata.
Ridda di polemiche giustificate, dato che il tono scelto per la maglia non è il classico granata ma un pantone appartenente sì alle categoria dei “rossi scuri” ma con una tonalità chiara che ricorda l’amaranto tipico di Livorno e Reggina. D’altronde, la prova provata sta nello scudetto del simbolo del cavalluccio marino apposto sulla maglia.
Il colore del campo dello scudo, infatti, è il granata “originale” ed è facilmente distinguibile da quello più chiaro della maglia. Una situazione che si ripete in maniera identica a quanto accadde nell’agosto 1995. Nel torneo “Andrea Fortunato“, dedicato all’indimenticabile terzino salernitano scomparso pochi mesi prima e giocato all'”Arechi” con Napoli e Juventus, la Salernitana scese in campo con una maglia rossochiaro.
Le proteste della tifoseria convinsero l’allora società granata a tornare – con molta calma, bisognò attendere l’inverno – al colore sociale originale. Si spera che la storia si possa ripetere in maniera identica.
Però, a proposito di “sport”, “colori” e “nuova maglia” ci torna alla mente un personaggio che ha segnato il mondo dell’industria, dello sport e più in generale della cultura dell’Italia: Enzo Ferrari.
Tra le tanti frasi tipiche del “Drake” ce ne sovvengono in mente due che fanno al caso attuale: “dite a un bambino di disegnare una macchina da corsa, la farà rossa” e “una macchina è bella solo se vince“.
Dalla prima si evince come il colore ufficiale di un sodalizio non sia solo un dettaglio ma rappresenta un vero e proprio simbolo identitario. Ve la immaginereste una Ferrari che corra in F1 con una livrea “argento Mercedes“? Ovviamente no.
Ma allo stesso tempo se per assurdo una Ferrari colorata “argento Mercedes” corresse e vincesse un paio di Mondiali, siamo sicuri che i tifosi del Cavallino Rampante ingoierebbero il rospo con meno fatica.
Quindi, giusto e sacrosanto protestare e pretendere il ritorno del granata. Altrettanto giusto e sacrosanto porre il seguente quesito: se questa maglia così criticata fosse quella del ritorno in Serie B ce la ricorderemmo perché “meno granata” del solito?